Lazio, buon compleanno Maurizio Manzini: un’icona storica del firmamento biancoceleste
La S.S. Lazio può annoverare nei suoi quasi 126 anni di storia, tantissime figure importanti non solo in campo, ma anche fuori e una di queste corrisponde sicuramente al nome di Maurizio Manzini (oggi 85 anni), che è stato per tantissimi anni il team manager del club, svolgendo il suo lavoro in modo impeccabile e scrupolosa.
Grande tifoso laziale in una famiglia romanista
Nonostante la sua famiglia tifasse per l’altra sponda del Tevere, Manzini è sempre stato una grande tifoso biancoceleste come si evince dalle sue parole rilasciate in una delle sue interviste: "Sono l’unico tifoso biancoceleste in una famiglia di romanisti. Mio padre mi portò per la prima volta all’Olimpico in occasione di un derby perso. Al termine della partita mi disse: Maurizio, hai visto, abbiamo vinto". Io gli risposi: “Papà, mi piacciono quelli con la maglia celeste. Diventai laziale così, nonostante la sconfitta. Ero un tifoso accanito. Seguivo la squadra in trasferta. Facevo anche quattordici ore di treno per vedere la mia Lazio. Una volta a Brescia perdemmo male e mi ritrovai con altri cinque tifosi a contestare la squadra. Faceva un freddo pazzesco. Ricordo ancora Trippanera, il massaggiatore della Lazio, che ci lanciò un secchio d’acqua per allontanarci".
L’inizio della sua storia in biancoceleste
Ironia della sorte la sua collaborazione inizia anche se saltuariamente nel 1971, quando la società capitolina si appresta a vivere uno dei periodi più belli della sua gloriosa storia, con lo Scudetto sfiorato e perso solamente all’ultima giornata della stagione 1972/73, per poi vincerlo con merito, nel campionato successivo, nel testa a testa con la Juventus e Milan.
Da Milano si trasferisce nella capitale per lavorare nella compagnia aerea BEA, dove nota che tra i clienti dell’azienda c’è anche il nome della Lazio, all’epoca capitanata dal presidente Umberto Lenzini. Approfitta di questa casualità per organizzare una trasferta a Bergamo, dove la squadra è impegnata contro l’Atalanta in un match valevole per la seconda giornata di Coppa Italia e piano piano stringe una forte amicizia con il segretario storico Fernando Vona e soprattutto con l’allenatore del primo Scudetto, ovvero Tommaso Maestrelli, che l’ho invita spesso a Tor di Quinto, per assistere agli allenamenti della squadra.
Nei primi anni la sua collaborazione è fondamentale perchè risolve tanti piccoli grattacapi visto che in quegli anni il club romano ha un’organizzazione a carattere familiare e lo fa senza percepire emolumenti, mentre in contemporanea lavora sempre nella compagnia aerea, dove nel corso del tempo è arrivato a dirigere ben cinque agenzie.
Fine anni ’80, la svolta della sua carriera
La svolta avviene all’inizio del 1988 quando al timone c’è Gianmarco Calleri, che nel 1986 aveva rilevato il club dal gruppo finanziario di Franco Chimenti. L’imprenditore ligure gli offre un importante posto da team manager, ruolo molto innovativo per la fine degli anni ’80, ma ora c’è da fare una scelta: continuare il lavoro in aviazione o accettare la proposta a tempo pieno della sua amata Lazio? Manzini inizialmente non se la sente di lasciare il lavoro di una vita e opta per la prima opzione. Tutto cambia con la promozione in Serie A nel giugno di quell’anno: infatti durante l’estate gli viene rinnovata la proposta fatta qualche mese prima e forte anche della maggiore solidità economica della società, tornato in massima serie dopo tre stagioni disputate in serie cadetta, si convince ed accetta l’importante ruolo offertogli.
Da allora la sua presenza fissa diventa un punto di riferimento, dove riesce ottimamente a fare da collare tra società e calciatori, grazie alla sua professionalità, carisma e simpatia, peculiarità con le quali ottiene la stima da tutti, ma non solo in casa biancoceleste: infatti grazie soprattutto al suo comportamento in panchina sempre ligio e mai sopra le righe, è sempre stato molto apprezzato dagli avversari, senza dimenticare che il suo saper parlare cinque lingue è stato fondamentale, soprattutto quando la squadra viaggiava in Europa per disputare le manifestazioni continentali.
Le sue parole sulle vittorie più importanti
Manzini ricorda spesso con fierezza il momento più importante che ha vissuto nella Lazio, ovvero la storica Coppa Italia vinta il 26 maggio 2013 nel derby allo stadio “Olimpico” contro la Roma e che ha scritto la storia della stracittadina, descritta da lui come un’emozione unica: "Io non sono antiromanista, ma vi assicuro che l’attesa del 26 maggio è stata la più dura di tutta la mia vita. Più di finali anche più importanti a livello internazionale. È stato un momento unico. Le lacrime al fischio finale? Non me ne vergogno. L’emozione era enorme, un unico grande immenso abbraccio al fischio finale. Anche adesso mi sembra di riviverla, in ogni sfumatura".
Ha vissuto gli anni più difficili (quelli della Serie B), ma allo stesso tempo anche le vittorie più esaltanti, come la Supercoppa europea nel 1999 a Montecarlo contro il fortissimo Manchester United e lo Scudetto incredibile conquistato grazie alla clamorosa sconfitta all’ultima giornata della Juventus al “Curi” di Perugia il 14 maggio 2000, che lui ha ricordato così: "Ogni tanto mi capita di rivivere la vittoria dello scudetto del 2000. La partita di Perugia venne interrotta per la pioggia, all'epoca un mio amico era pilota e mi raccontò di una sua tratta. Quel giorno in servizio, notò uno strano fenomeno, il cielo di tutta Italia era limpido, c'era un'unica nube proprio sopra il capoluogo umbro. Sotto quel diluvio fortunatamente segnò Alessandro Calori e il resto è storia. I calciatori della Lazio durante Perugia-Juventus erano ognuno assorto nel proprio mondo. L’attesa fu snervante per tutti, un momento che non scorderò mai, una delle cose che mi ha emozionato di più in vita mia".
Memoria storica come pochi altri nel mondo del calcio, si può definire un archivio vivente e grande punto di riferimento per chiunque abbia lavorato insieme a lui, soprattutto Stefan Derkum, il team manager nato a Colonia, che nel 2015 l’ha gradualmente sostituito e che ha potuto beneficiare dei suoi preziosi insegnamenti nel corso degli anni. Senza ombra di dubbio, Maurizio Manzini, a cui è impossibile non volergli bene, è uno dei personaggi più iconici ed importanti del firmamento biancoceleste e lo sarà per sempre. Tanti auguri di buon compleanno Maurizio!

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