Zazzaroni: "La Lazio sta morendo, non so se Lotito abbia compreso di che gravità è la frattura. Trascurare il valore complessivo dell’episodio rappresenterebbe..."

Il giornalista Ivan Zazzaroni è intervienuto sul momento della Lazio con un duro editoriale pubblicato quest'oggi sul Corriere dello Sport, all'indomani della manifestazione che ha portato in piazza oltre 25mila tifosi biancocelesti. Per il direttore del quotidiano sportivo, la protesta rappresenta il simbolo di una frattura ormai profonda tra la società e la sua gente, un segnale che il presidente Claudio Lotito non può permettersi di ignorare.

Zazzaroni individua nella perdita del senso di appartenenza il nodo centrale della crisi, richiamando anche il pensiero del sociologo Norbert Elias. Secondo il giornalista, il calcio vive del legame emotivo tra squadra e tifoseria e la mobilitazione dei sostenitori laziali testimonia un malcontento ormai diffuso, destinato a riflettersi anche sulle presenze allo stadio. Pur sottolineando come le motivazioni della contestazione possano essere oggetto di opinioni diverse, Zazzaroni conclude che sottovalutarne la portata costituirebbe un ulteriore errore da parte della proprietà.

Ivan Zazzaroni, il suo editoriale

"Inutile girarci attorno, la Lazio sta morendo. E sta morendo perché un contenitore, svuotato dal sentimento, non è altro che una scatola. Non so se Claudio Lotito abbia compreso di che gravità e portata è la frattura che si è prodotta con la parte di città che tifa per la squadra che fu di Pulici, Chinaglia, Maestrelli e Beppe Signori (l’altra, con sadica ironia, lo invita a resistere), ma se non l’ha capito possono venirgli incontro le voci, le fotografie e le immagini che il giorno della manifestazione di protesta del tifo biancoceleste (25.000 persone, a occhio e croce quelle che l’anno prossimo con ragionevole certezza non occuperanno i seggiolini dello Stadio Olimpico)… hanno riempito il mio telefonino del sentimento di indignazione che in questo momento, dalle parti della curva Nord, è a livelli di guardia. Vedendole ho pensato a tante cose e mi sono concentrato soprattutto su un aspetto, il concetto universale di appartenenza, che il sociologo tedesco Norbert Elias descrisse così: 'E uno dei maggiori sostegni dell’esistenza umana: trovare risonanza emotiva in altri uomini ai quali si è affezionati e la cui presenza suscita un caldo sentimento di appartenenza'".

"È una sorta di specchio l’appartenenza. Ci si osserva e ci si riconosce in qualcosa che ci somiglia o che ci fa vibrare. Quando non ci si riconosce e niente più vibra e ci smuove, lo specchio si rompe e il rischio di ferirsi o attirare ulteriori guai diventa insostenibile. L’appartenenza è alla base del successo popolare del calcio. Senza gente, un pallone non rotola. Senza gente, il correre di ventidue uomini in campo è soltanto un falso movimento. A Roma lo hanno capito prima di tutti, ma non è affatto detto che altri non si trovino a seguire o imitare prestissimo l’esempio. Dentro quei 25mila, come è ovvio, c’era di tutto. C’erano la passione, il disincanto, la rabbia, la richiesta, generalizzata, di una cesura netta e radicale rispetto a un passato lungo quasi un quarto di secolo. Si possono condividere, o meno, le ragioni che hanno spinto la massa laziale a ritrovarsi per contestare un uomo e la sua gestione di un bene privato che al tempo stesso è una cosa pubblica, la Lazio, ma trascurare il valore complessivo dell’episodio rappresenterebbe soltanto l’ultimo errore in ordine di tempo di Claudio Lotito".

Commenti

Post popolari in questo blog

Greco contro Di Giovambattista: "Questo signore vive su Marte, oppure pensa che i tifosi laziali siano tutti scemi, come quando consigliava Lotito di..."

Guido De Angelis esplode: "Non se ne può più, la Lazio è stata abbandonata. Tra un po' ci staccano pure la luce a Formello, ma come si fa a..."

Vendita Lazio, Ciapparoni: “Pubblicamente non si espone nessuno, ma le sollecitazioni e i simil-ultimatum aumentano. Ma se il proprietario..."